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Bartolomeo Corsini: commerciante e Senatore del Granducato di Toscana

Bartolomeo Corsini: commerciante e Senatore del Granducato di Toscana

La famiglia Corsini e la sua influenza nei secoli

Villa Le Corti è la custode silente delle vicende storiche che determinarono la grandezza e l’influenza della famiglia Corsini nel corso dei secoli. Qui ripercorriamo la memoria di quelle figure che, con grande visione hanno contribuito alla sua origine e al suo sviluppo architettonico. L’approfondimento trova autorevolezza e riscontro nella ricchezza documentale conservata nell’Archivio Corsini custodito all’interno di Villa Le Corti. È attraverso l’analisi meticolosa di questi manoscritti, atti notarili e corrispondenze private che è possibile ricostruire con rigore storico i percorsi individuali all’interno della dinastia.

Il ritratto di Bartolomeo Corsini

Iniziamo tracciando il ritratto di Bartolomeo Corsini che, come attestano i documenti, nel 1586 fu il procuratore dell’acquisto di un quarto del “palazzo delle Corte”, ponendo la prima, decisiva, pietra nel compimento di quella che sarebbe divenuta una delle più significative proprietà della famiglia Corsini.

Figlio di Bernardo Corsini e di Giana Martini, ultimo di 8 fratelli, Bartolomeo nasce l’8 marzo del 1545.

Nel 1567, insieme al fratello Filippo, al momento residente a Londra, avvia un’attività di scambio commerciale di “mercanzie di cotesto paese” iniziando una florida attività tra Italia e Inghilterra – dove i grani e i tessuti provenienti dall’Oriente, lavorati dalle botteghe fiorentine dell’Arte della Lana e della Seta, raggiungono l’Inghilterra da dove partono partite di aringhe per l’Italia – e che successivamente si estenderà a Francia, Spagna, Olanda, Belgio e Germania.

Il Senatore del Granducato di Toscana

Nel 1601 viene nominato Senatore del Granducato di Toscana ma, nonostante la carica politica, Bartolomeo continua a preferire il commercio diventando uno dei più ricchi cittadini di Firenze, consolidando in questo modo il patrimonio economico della famiglia, garantendo così ai suoi discendenti, attraverso il riconosciuto prestigio sociale, la piena affermazione politica.

Nello stesso anno muore a Londra il fratello Filippo e il capitale da lui accumulato viene trasmesso a Bartolomeo, nominato suo erede universale. Rispettando le volontà testamentarie del fratello, Bartolomeo prosegue, tra il 1601 e il 1608, nell’acquisto di beni immobili, con un ritmo quasi mensile. A tali beni impone il vincolo fidecommissario che prevede, nei passaggi generazionali, l’inalienabilità e indivisibilità dei beni ad esso sottoposti, e la trasmissione ai discendenti secondo un ordine successorio stabilito. Si tratta di un istituto precursore del moderno trust.

Il patrimonio immobiliare di Bartolomeo per la famiglia Corsini

Nel 1608, alla stesura del suo testamento, Bartolomeo crea un secondo fidecommisso sui beni immobili acquistati con le ricchezze da lui accumulate. Nelle disposizioni testamentarie resta inoltre l’obbligo, agli eredi, di completare l’acquisto di nuove terre e palazzi con le ricchezze dei due fratelli, consegnate ai figli dell’altro fratello, Lorenzo.

Tali beni devono essere sempre capaci di fornire una rendita cospicua, vietando esplicitamente l’acquisto di “palazzi senza entrata,… o adornamenti che costino prezzo straordinario, senza una rendita reale”.

Con tale campagna di acquisti fondiari e immobiliari, Bartolomeo vuole assicurare un’entrata, minore di quella realizzabile con i commerci, ma più sicura e stabile, per dare alla famiglia delle solide basi finanziarie capaci di assicurare il prestigio necessario per una solida ascesa politica.

L’acquisto di “palazzo delle Corte” oggi Villa Le Corti

Tra gli investimenti immobiliari spicca, nel 1586, l’acquisto, da parte di Bartolomeo per conto del fratello, di un quarto del “palazzo delle Corte”. Nel suo testamento scrive: “Il palazzo… è al presente di me Ser Bartolomeo di Bernardo Corsini e l’ho tutto rinnovato e ravvivato dalle prime fondamenta e vi ho aggiunto molte cose nuove, e come rifatto di nuovo tutto nell’anno 1602-1610. Deve restare in casa dei Corsini fidecommisso, tanto detto palazzo, quanto ancora tutti l’altri beni…, tanto in vertù del testamento di Filippo mio fratello, in nome del quale io l’ho compero, del quale Filippo io sono erede, quanto ancora per la mia volontà”.

L’opera di rinnovamento del palazzo dalle fondamenta, indicato nel testamento, è possibile ricostruirla giornalmente attraverso i documenti conservati nell’Archivio Corsini.

I lavori iniziano il 20 febbraio 1601 quando vengono registrate le prime “… spese di muraglia” nel “ luogo detto le Corti…”. Pochi giorni dopo, viene effettuato il pagamento di 40 scudi a Santi di Tito, “architetto di detta muraglia”. Il cantiere procede con continuità per tutto il 1602.

Nella prima fase di costruzione la parte più consistente delle spese è rappresentata, da una parte, dal trasporto del materiale residuo del vecchio edificio e di quello derivante dallo sbancamento di parte della collina dove sorgerà la Villa; dall’altra, dall’acquisto di partite di calcina espresse in “some”, cioè in “viaggi” che il “carrettatore” compie dalla fornace al cantiere.

Accanto a queste, l’acquisto di una ingentissima quantità di paglia e crusca per gli animali da soma ci rimanda l’immagine dell’enormità dell’opera intrapresa.
Nel 1603, già si parla di docce dei tetti e vengono fatti i primi acquisti di tegole. Ciò non significa che l’edificio sia già interamente costruito ma piuttosto fa pensare alla necessità di “coprire” i locali per l’arrivo dei mesi invernali.

La realizzazione del Prato di Villa Le Corti

A partire dal luglio 1604, la famiglia Corsini inizia ad arredare la Villa: acquista stoviglie, letti a baldacchino, materassi, sedie imbottite e quadri.
La costruzione dei tre piani interrati a servizio della fattoria (stalle, cantine,…) procede contemporaneamente a quella della Villa.

Dal 1608 si iniziano a portare sassi e rena per la realizzazione del muro di contenimento del grande Prato che circonda la Villa sui quattro lati. Un’opera ardita e visionaria. Il Prato ricopre infatti i tre piani sotterranei, dove oggi trovano posto le cantine, come un giardino pensile, un “tetto verde”, esaltando l’essenziale monumentalità della Villa.
Con la morte di Bartolomeo, nel 1613, i lavori subiscono un forte rallentamento.

Gli eredi continuano ad utilizzare la Villa per villeggiatura e per gestire la proprietà ma bisognerà aspettare qualche decennio e un altro personaggio della famiglia, Filippo Corsini, per vedere nuovi importanti mutamenti.

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